La foto del mese: “Il cammino dell’anima”
Non serve essere un fotografo professionista per creare un’immagine capace di fermare chi guarda.
La fotografia vincitrice di questo mese nasce da una passione autentica, da uno sguardo allenato all’osservazione e da quel desiderio sincero di raccontare il mondo da un punto di vista diverso.
Scattata con DJI Mavic 3 Classic, questa immagine ci ricorda che la fotografia – anche quella aerea – non è fatta solo di tecnica e attrezzatura, ma di attenzione, sensibilità e capacità di sentire.
Abbiamo incontrato il suo autore, Maurizio Navarro, per scoprire cosa si nasconde dietro Il cammino dell’anima: non una carriera da fotografo, ma uno sguardo che ha saputo cogliere il momento giusto.
“La Foto del Mese”: intervista a Maurizio Navarro. Quando la passione incontra lo sguardo.
Ciao Maurizio, grazie per essere qui con noi e complimenti per la vittoria! Partiamo da te. Non sei un fotografo di professione: di cosa ti occupi e che ruolo ha la fotografia nella tua vita?
Ciao a tutti! Innanzitutto vorrei dire che sono felicissimo che abbiate scelto questo mio scatto per la vostra foto del mese e che ve ne sono molto grato! Ad oggi la fotografia per me è un hobby fantastico. Sono un ristoratore, ho un ristorante al Vomero.
La fotografia per me è un hobby, sì… ma chiamarla solo così è riduttivo. È una forma d’arte, ed è il modo più diretto che ho per esprimere ciò che sento.

È una passione che ho sempre avuto, ma che ho iniziato a coltivare davvero da circa tre anni, dopo un evento molto difficile che ha colpito me e la mia famiglia. Da quel momento la fotografia è diventata quasi una cura: un modo per incanalare energie, per ritrovare equilibrio.
Da allora non esco mai senza una fotocamera. È come se stessi rieducando lo sguardo, cercando la magia nelle cose più semplici.
La fotografia come cura dell’anima
Una passione quindi di vecchia data ma che solo negli ultimi anni ha iniziato a far parte della tua quotidianità. Parliamo ora dello scatto vincitore della Foto del Mese, “Il cammino dell’anima”: dove nasce questo scatto?
Questa foto l’ho scattata a Roccaraso. Ero lì con mia moglie e mia figlia per un weekend di pausa dalla routine quotidiana.
C’era una nebbia diffusa, morbida, che creava un’atmosfera quasi surreale. Non ero partito con l’idea di fotografare, ma quando hai sempre l’attrezzatura con te, ogni momento può diventare quello giusto.

Cosa ti ha colpito quando hai visto la scena dall’alto?
Stavamo percorrendo una strada lunga e dritta. Ho accostato e ho fatto decollare il drone: la scena era troppo perfetta per non provare a ritrarla.
Sembrava ci fosse un enorme softbox nel cielo. La luce era uniforme, la nebbia la spezzava con delicatezza. A destra un albero, a sinistra i pali, in fondo le montagne che affioravano dalle nuvole.
C’era silenzio assoluto. Mi sono sentito connesso a tutto quello che mi circondava. Era un momento davvero forte per me.
Il dietro le quinte
Entriamo un attimo nel dietro le quinte: che tipo di preparazione c’è stata prima dello scatto?
La preparazione per questo scatto è stata minima. Conoscevo già la zona, sapevo che potevo volare. Avevo controllato le mappe e le regole.
La luce era perfetta: sole alto, nebbia come diffusore naturale. Ho impostato i parametri per ottenere l’esposizione che volevo… e poi è stata emozione pura.
Emozione che la foto riesce a trasmettere in toto! Guardando lo scatto si ha la sensazione di calma e equilibrio. Era quello che stavi vivendo?
Assolutamente sì. In quel momento ero in uno stato di quiete profonda, grato di poter vedere tanta bellezza, nel silenzio più naturale possibile, lontano da ogni tipo di frenesia.
Guardare attraverso il monitor quella strada che scompariva nella nebbia ma che lasciava intravedere ciò che c’era oltre, mi ha fatto pensare che anche nei momenti difficili, prima o poi, una luce la ritrovi.

Non posso che essere d’accordo con te! Fotografare con un drone significa cambiare completamente punto di vista. Cosa ti affascina della fotografia aerea?
Il punto di vista.
A volte dall’alto puoi raccontare qualcosa che da terra non esiste. Ma non è una questione di “meglio” o “peggio”: scelgo il mezzo in base a ciò che voglio dire. Per me che sia da terra, o dall’alto, fa poca differenza. In base a ciò che voglio trasmettere scelgo uno piuttosto che l’altro modo. In generale, scatto più con la macchina fotografica.
La fotografia è una forma d’arte, ed è il modo più diretto che ho per esprimere ciò che sento.
La fotografia è una forma d’arte, ed è il modo più diretto che ho per esprimere ciò che sento.
Post-produzione, tecnica e sensibilità
A proposito di lavorazione, quanto conta per te la post-produzione?
La postproduzione per me è una fase fondamentale del processo di creazione di una fotografia, ma deve restare quasi invisibile, altrimenti da fotografia diventa una semplice immagine.
Io penso in bianco e nero già prima di scattare. In post voglio solo rifinire, non stravolgere. Uso Lightroom con profili lineari che ho per ogni camera in modo tale da eliminare ulteriormente quelle piccole correzioni di colore automatiche che Adobe inserisce nei suoi profili per partire sempre dal file più pulito possibile.

Secondo te, quanto conta la tecnica in uno scatto come questo e quanto invece conta la sensibilità personale?
Servono entrambe allo stesso modo, secondo me.
La tecnica serve a dare forza all’emozione. Devi conoscere i limiti del mezzo per poter trarre il meglio da ogni situazione. Per esempio, questo drone, per avere un risultato ottimale, e consigliabile chiudere il diaframma non più di 4,5. Altrimenti inizierebbe a verificarsi la diffrazione e la fotografia sarebbe da buttare.
Sensazioni, emozioni e consigli
Questa foto è stata scelta come “Foto del Mese” di Foto Ema. Cosa hai provato quando hai saputo di aver vinto?
Sinceramente? Sono felice come un bambino! Sapere che la foto è arrivata agli altri come l’avevo sentita io è una soddisfazione enorme e di sicuro mi da uno sprint motivazionale enorme a continuare a perseguire i miei progetti fotografici. Ed infine spero possa essere da ispirazione per qualcun’altro, ne sarei orgoglioso.
Cosa vorresti che questa foto dicesse a chi la guarda?
Questa foto rappresenta il percorso che ognuno di noi fa ogni giorno. Ma vorrei che comunicasse soprattutto a chi sta attraversando un momento difficile, di tenere duro, perché c’è sempre una strada.
E che vale la pena continuare a camminare.

Da appassionato e non da professionista: che consiglio daresti a chi vorrebbe avvici-narsi alla fotografia con drone senza troppe pressioni?
La fotografia aerea è sicuramente d’effetto. La consiglio vivamente a chiunque voglia avere un punto di vista alternativo. Ormai i droni di nuova generazione sono eccezionali e danno grandi risultati, a patto che si studi. Quindi…studiate fotografia, rispettate le regole, e poi decollate e volate!
Conclusioni
Si conclude così la nostra intervista a Maurizio Navarro, vincitore de “La foto del mese” di Gennaio. Il cammino dell’anima non è solo una strada che si perde nella nebbia.
È un’immagine che racconta di quel momento sospeso in cui non vedi tutto… ma senti che qualcosa di buono ti sta aspettando più avanti.
È questo il cuore de La Foto del Mese: non celebrare la tecnica, ma lo sguardo.
Quello che nasce dalla quotidianità, dalle fragilità, dalla voglia di continuare a osservare anche quando tutto sembra sfocato.
E forse è proprio per questo che questa fotografia resta impressa: perché non racconta solo un luogo, ma un viaggio che, in fondo, appartiene a tutti noi.
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