“La Foto del Mese”: la semplicità che resta. Intervista ad Antonio Esposito.
Lo scatto vincitore de “La Foto del Mese” di Febbraio è un frammento di quotidianità napoletana,capace di parlare di appartenenza, tempo e umanità condivisa.
A realizzarlo è Antonio Esposito, 27 anni, fotografo campano che ha fatto della strada, delle persone e dei gesti più comuni il centro del suo linguaggio visivo. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare chi è, come nasce questa immagine e dove crede che lo porterà la sua fotografia.
“La foto del mese”: chi è Antonio Esposito
Antonio, benvenuto su Foto Ema Magazine e complimenti per la vittoria! La tua foto “Don Vincenzo” è lo scatto vincitrice de “La Foto del Mese” di Febbraio. Ma ora, partiamo da te. Chi sei e quando nasce il tuo legame con la fotografia?
«Mi chiamo Antonio Esposito, ho 27 anni e sono di San Giorgio a Cremano.
La mia passione per la fotografia nasce praticamente insieme a Instagram. Avevo 13 anni quando mio padre mi regalò la mia prima macchina fotografica, una Nikon D3100. Da quel momento ho iniziato a sperimentare, soprattutto con la street photography, cercando di capire come raccontare ciò che mi circondava. Nel frattempo, amici di amici iniziavano a chiedermi foto per i loro contenuti social. Tredici anni fa non tutti avevano compreso il potenziale del mezzo, quindi questo “anticipare i tempi” mi ha permesso di farmi conoscere nella mia città e nei paesi limitrofi. Tra i 17 e i 18 anni ho iniziato a propormi come fotografo alle feste di compleanno. Il passaparola ha fatto il resto.»
Il punto di svolta arriva quasi per caso, durante una serata qualsiasi.
«Fu proprio in una di queste occasioni che conobbi Daniele Moretti, fondatore di Grafiche Napoletane. Da lì ho iniziato a lavorare nel mondo dei club, dei concerti, degli eventi e del marketing. È stato in quel momento che ho capito che la fotografia non era più solo una passione: era diventata il mio mondo. Avevo trovato un lavoro che -prima di tutto- era una passione.»

“Don Vincenzo”: lo scatto vincitore
Possiamo dire quindi che sei effettivamente “cresciuto” con la fotografia. Parliamo dello scatto vincitore. Com’è nato “Don Vincenzo?”
«La foto nasce il 15 novembre 2024. Ero a Napoli con alcuni amici per creare contenuti per un progetto editoriale che si chiama Cultura Partenopea. Stavano lavorando a un libro sullo street food napoletano e mi avevano coinvolto perché volevano inserire foto che raccontassero l’essenza dello street food. Lo scatto è arrivato quasi alla fine della giornata, durante la pausa pranzo sul molo di Largo Sermoneta. Stavamo mangiando una pizza quando ho notato, poco distante, Don Vincenzo che faceva la stessa cosa, nella totale tranquillità. Poco dopo gli si avvicina una ragazza, anche lei in pausa pranzo, e inizia a ridere e scherzare con lui. In quel momento ho deciso che la mia pizza poteva aspettare.»
Antonio si alza, osserva, scatta.
«Volevo immortalare quel senso di quotidianità, di leggerezza, di appartenenza. Era uno di quei momenti in cui Napoli mostra il suo vero volto: basta avere una pizza in comune per sentirsi a casa, anche con uno sconosciuto.»

L’attrezzatura e l’emozione
Sei stato in grado di cogliere l’attimo, ma soprattutto l’essenza vera dello street food napoletano. Dal punto di vista tecnico, che attrezzatura hai utilizzato?
«Ho scattato con una Sony A7R III e un 24–70mm G Master. L’attrezzatura è stata fondamentale per la realizzazione di questo scatto. La fotocamera, grazie alla velocità dell’autofocus e alla nitidezza mi ha permesso di dar risalto ai dettagli, come le rughe del volto di Don Vincenzo, che raccontano una vita vissuta, giornate piene di sole.»
Perché hai scelto proprio questa fotografia tra tante?
«Perché non ha mai smesso di emozionarmi. Con il tempo capita di guardare i propri lavori e non sentirli più “all’altezza”. Con questa foto no. Il legame è diverso.
Spero che chi la guardi riesca a vedere quello che vedo io: la bellezza della semplicità. Mezz’ora di sole, una pizza, stare con sé stessi o con qualcuno che non conosci, nello stesso posto in cui sei nato. Senza l’insofferenza di chi è andato via per cercare la felicità.»
Ti posso assicurare che la leggerezza e il senso di appartenenza arrivano in toto ed è proprio questo che ci ha colpiti! Hai incontrato difficoltà durante lo scatto?
«Nessuna. È successo tutto in maniera naturale, veloce. Ed è proprio questo il bello.»
Il presente e il futuro
Oggi, in quale stile o linguaggio visivo ti riconosci di più?
«Il mio sguardo è sempre stato questo. Anziani, bambini, coppie, persone comuni: soggetti che non cercano attenzione ma la meritano.
Non credo che il mio modo di fotografare sia cambiato, piuttosto è maturato insieme a me. Prima cercavo il particolare, ciò che nessuno notava. Oggi penso che ciò che davvero nessuno nota siano le cose semplici. Ed è lì che mi soffermo.»
Guardando al futuro, cosa ti piacerebbe esplorare?
«C’è un campo che mi ha sempre affascinato: la fotografia cinematografica. Mi piacerebbe fare esperienze come fotografo di scena. E poi chissà… non ho mai messo limiti alla mia macchina fotografica. Vedremo dove mi porterà.»
Conclusioni
La fotografia di Antonio Esposito non alza la voce. Non cerca effetti, non forza il racconto.Si limita a osservare, aspettare, riconoscere la bellezza quando passa davanti agli occhi.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui, una volta vista, non se ne va più.




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