Canon, ABANA e Foto Ema al Giffoni film Festival: il percorso di Jeans

Il 24 luglio 2026, al Giffoni Film Festival, si è concluso il percorso costruito insieme a Canon e all’Accademia di Belle Arti di Napoli intorno al cortometraggio “Jeans”. Un pomeriggio di confronto, domande e cinema, dalla grande partecipazione del pubblico fino alla proiezione del film.

La giornata del 24 luglio al Giffoni Film Festival ha riunito in poche ore tutti gli elementi che hanno caratterizzato il progetto sviluppato negli ultimi mesi da Canon Italia, Foto Ema e ABANA – Accademia di Belle Arti di Napoli: formazione, tecnologia, confronto e soprattutto cinema.
Un workshop molto partecipato, il photocall e, poco dopo, la proiezione di Jeans.

Al centro dell’incontro, il rapporto tra attrezzatura e attorialità. Un tema che ha permesso di raccontare il lavoro svolto sul set di Jeans e di approfondire un aspetto spesso poco visibile di una produzione: il modo in cui videocamere, ottiche e configurazioni di ripresa possono influenzare concretamente il lavoro degli interpreti.

Sergio Angeloni di Foto Ema, GIuseppe Calì di Canon e Raffaele Rossi di Abana al giffoni

Il percorso di “Jeans” arriva a Giffoni

Il workshop ha rappresentato la conclusione di un percorso iniziato mesi fa tra le aule dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e proseguito sul set.

Jeans, diretto da Gaia Marotta, è nato all’interno del corso di cinematografia di ABANA e ha coinvolto gli studenti in tutte le fasi di una vera produzione audiovisiva.

Canon Italia ha sostenuto il progetto mettendo a disposizione attrezzature cinematografiche professionali, tra cui la videocamera Canon EOS C80 e le ottiche cinema Canon. Foto Ema ha accompagnato il percorso creando un collegamento concreto tra formazione, tecnologia e mondo professionale.

Canon attrezzatura per Jeans

Gli studenti hanno potuto così confrontarsi non soltanto con lo studio del linguaggio cinematografico, ma anche con le scelte, le responsabilità e gli imprevisti che caratterizzano il lavoro su un set.

Il cortometraggio è poi arrivato al Giffoni Film Festival 2026, dove è stato selezionato nella categoria Elements +6.

Un risultato importante, ma soprattutto la dimostrazione di come un’attività formativa possa trasformarsi in un progetto compiuto, capace di uscire dall’ambiente accademico e incontrare un pubblico reale.

La tecnica incontra l’interpretazione

Durante il workshop si è partiti da una riflessione precisa: l’attrezzatura non è un elemento separato dalla recitazione.

Ogni scelta tecnica modifica lo spazio nel quale l’attore si muove, la distanza dalla macchina da presa e il grado di libertà che può avere durante una scena.

La scelta di un’ottica, per esempio, non determina soltanto l’aspetto dell’immagine. Una focale può portare la camera molto vicino al volto dell’interprete oppure consentirle di restare più distante. Può valorizzare l’ambiente, isolare il soggetto o cambiare la percezione dei movimenti all’interno dell’inquadratura.

Canon attrezzatura per Jeans II

Anche il piano di ripresa incide sulla performance. Un primo piano registra le variazioni più piccole dello sguardo e dell’espressione; un’inquadratura più ampia richiede invece una maggiore consapevolezza del corpo e dello spazio.

Sono decisioni che coinvolgono direttamente attori, regia e reparto tecnico. Per questo devono essere affrontate insieme, partendo dalle necessità della scena e non soltanto dal risultato estetico che si desidera ottenere.

Autofocus, movimenti e libertà sul set

Tra gli argomenti affrontati durante l’incontro c’è stato anche il rapporto tra messa a fuoco e movimento dell’interprete.

Sul set, un attore può essere chiamato a rispettare posizioni e distanze molto precise per permettere all’operatore di mantenere correttamente il fuoco. L’azione deve essere ripetibile e coordinata con i movimenti della camera e con il lavoro degli altri reparti.

Canon attrezzatura

In determinate situazioni, sistemi di autofocus evoluti possono offrire maggiore libertà, permettendo all’interprete di concentrarsi sulla scena e di muoversi con più naturalezza.

L’attrezzatura diventa utile quando aiuta a creare le condizioni migliori per l’interpretazione, senza limitarla o distrarre chi si trova davanti alla camera.




Dalla formazione in Accademia al set di “Jeans”, fino alla presentazione del cortometraggio e al workshop a Giffoni: un percorso che ha unito didattica, tecnologia e sperimentazione cinematografica.


Quanto conta avere la giusta attrezzatura

Anche le dimensioni e la configurazione della macchina da presa possono influire sul lavoro degli attori.

Una camera particolarmente ingombrante, accompagnata da numerosi accessori e operatori, può avere una presenza molto evidente sul set. Una configurazione più compatta può invece facilitare le riprese negli spazi ridotti, seguire più facilmente i movimenti e risultare meno invasiva durante le scene più delicate.

Non si tratta di stabilire quale soluzione sia migliore in assoluto.

Ogni storia richiede un approccio diverso. L’obiettivo è scegliere gli strumenti più coerenti con gli spazi disponibili, con il tipo di scena e con il rapporto che si vuole costruire tra la macchina da presa e l’interprete.

È proprio qui che tecnica e attorialità si incontrano: nelle decisioni quotidiane, spesso invisibili allo spettatore, che permettono a una scena di trovare il proprio equilibrio.

L’attrezzatura Canon utilizzata sul set di Jeans

Il racconto della produzione di Jeans ha dato concretezza ai temi affrontati durante il workshop.

La Canon EOS C80 e le ottiche cinematografiche Canon non sono state presentate attraverso un semplice elenco di caratteristiche, ma partendo dalle esigenze emerse durante le riprese.

Compattezza, maneggevolezza, affidabilità, gestione della messa a fuoco e flessibilità dei file sono state valutate in relazione agli ambienti, ai movimenti degli attori e al linguaggio scelto dalla regia.

La domanda di partenza non è stata quindi “quale attrezzatura utilizzare?”, ma “che cosa serve a questa scena?”.

È una distinzione fondamentale, soprattutto per chi si avvicina al mondo del cinema e dell’audiovisivo. Conoscere la tecnologia è importante, ma lo è ancora di più imparare a scegliere gli strumenti in funzione della storia.

L’attrezzatura è fondamentale quando riesce nel suo intento: rendere possibile un’idea.

L’interesse del pubblico

L’incontro ha richiamato numerosi partecipanti, che hanno seguito gli interventi con attenzione e hanno rivolto molte domande alle persone coinvolte nel progetto.

Il confronto ha permesso di andare oltre la scaletta iniziale e di approfondire curiosità legate alla produzione, alle scelte tecniche e al lavoro sul set. Non è stato un pubblico passivo.

Partecipanti interessati durante il workshop Canon

Le domande hanno dimostrato un interesse concreto verso il modo in cui nasce un cortometraggio, verso l’attrezzatura e verso il rapporto tra le diverse figure che partecipano alla costruzione di una scena.

È proprio in momenti come questo che un workshop acquista il suo valore più autentico: quando smette di essere una lezione frontale e diventa uno spazio nel quale esperienze, dubbi e competenze possono incontrarsi.

Il photocall e la proiezione di “Jeans”

Al termine del workshop, il photocall ha offerto un momento più informale di incontro e condivisione.

È stata l’occasione per riunire i protagonisti del progetto, celebrare il percorso compiuto e raccontarlo anche attraverso le immagini. Un momento semplice, ma particolarmente significativo dopo mesi di lavoro, formazione e produzione.

Photocall durante la proiezione di Jeans

Poco dopo è arrivata la proiezione di Jeans.

Vedere il cortometraggio sullo schermo di Giffoni ha dato un significato ancora più concreto agli argomenti affrontati durante il workshop.

Le ottiche, le distanze, i movimenti della camera e il lavoro degli interpreti non erano più concetti da spiegare: erano diventati immagini, ritmo e racconto.

La proiezione ha chiuso idealmente il percorso iniziato in Accademia. Dalla formazione al set, dal set al confronto con il pubblico, fino alla sala cinematografica.

Formare i professionisti di domani

La giornata del 24 luglio è stata un successo per la partecipazione ottenuta, per la qualità del confronto e per il valore del progetto giunto a Giffoni Film Festival.

Il percorso fatto in questi mesi ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante creare occasioni nelle quali studenti e giovani professionisti possano entrare in contatto con strumenti, competenze e dinamiche reali.

Sostenere i professionisti di domani non significa soltanto mettere a disposizione attrezzatura. Significa accompagnarli nella comprensione delle scelte, permettere loro di fare esperienza e offrire contesti nei quali un’idea possa diventare un progetto concreto.

Ragazzi partecipano al Giffoni FIlm festival

È questa la direzione che Canon Italia e Foto Ema hanno seguito insieme ad ABANA: costruire un ponte tra formazione e professione, mettendo la tecnologia al servizio delle persone e delle loro storie.

Crediamo nel valore della formazione, nella condivisione delle competenze e nell’incontro tra aziende, istituzioni e nuove generazioni. Crediamo che offrire ai giovani strumenti professionali sia importante, ma che sia ancora più importante dare loro fiducia, ascolto e occasioni per mettersi alla prova.

Jeans è il risultato visibile di questo percorso.

La curiosità e le domande dei partecipanti, il photocall e la proiezione al Giffoni Film Festival ne sono stati la conclusione più bella.

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